Traffico di armi e di droga: i gravissimi capi di imputazione pendono sulla testa di Antoine Kassis, cugino dell’ex presidente siriano Bashar al-Assad, catturato dalla Dea (Drug Enforcement Administration). Noto come Tony, 58 anni, era coinvolto in un’operazione per importare 500 chili di cocaina in Siria in cambio di missili, droni, lanciarazzi e mitragliatrici, fornite al vecchio regime da governi stranieri, tra cui Russia e Iran.
La Dea, l’agenzia federale degli Stati Uniti incaricata di combattere il traffico e la diffusione della droga, sia all’interno del Paese sia a livello internazionale, seguiva le sue tracce da un paio d’anni finché lo ha bloccato in un bar in Kenya, con l’aiuto della polizia locale e con il supporto investigativo delle filiali dell’agenzia federale antidroga statunitense a Bogotà, Cartagena, Accra, Rabat, Nairobi, Amman, Istanbul, Città di Panama, Città del Messico e Madrid. Due mesi dopo, Kassis è stato estradato negli Stati Uniti, dove adesso rischia una pena compresa tra venti anni di carcere e l’ergastolo. Si tratta di uno dei primi affiliati di alto livello legati ad al-Assad a essere processati in un tribunale occidentale.
Un documento d’identità con foto trovato sul telefono di Kassis conferma il legame familiare con al-Assad, e foto sul dispositivo lo ritraggono in compagnia di generali siriani. Le prove indicano che collaborava con la Quarta Divisione corazzata siriana, guidata da Maher al-Assad, e che l’esercito avrebbe garantito il transito della droga verso Libano, Egitto e altri Paesi. Secondo l’accusa, il governo siriano richiedeva 10.000 dollari per chilogrammo di cocaina importata attraverso Latakia.
Dall’aprile 2024, Kassis e i suoi complici in Colombia e Messico hanno concluso accordi per fornire armi militari sottratte al regime siriano all’Ejército de Liberación Nacional (ELN) in cambio di centinaia di chili di cocaina. L’ELN è stato designato dal segretario di Stato americano Marco Rubio come organizzazione terroristica, ed ha come scopo il rovesciamento del governo democraticamente eletto della Colombia. “Tony” e i suoi complici avrebbero movimentato quasi 100 milioni di dollari in meno di 18 mesi, riciclando denaro non solo per il network siriano, ma anche per il cartello messicano di Sinaloa, Hamas e altri gruppi criminali e terroristici.
Nel 2022, un’agente sotto copertura della Dea in Colombia, nome in codice “Selma”, si era infiltrata in un sistema di riciclaggio basato in Libano che serviva gli stessi clienti, scoprendo che Kassis era attivo in reti criminali collegate a Hezbollah e gestiva transazioni in criptovalute. Nel settembre 2023, la Dea ha organizzato a Istanbul un incontro tra il cugino di al-Assad, due riciclatori e un informatore colombiano che si spacciava per ispettore di armamenti. L’accordo prevedeva la consegna di 500 chili di cocaina in contanti in cambio di armi. I panetti di droga sarebbero stati contrassegnati con un simbolo a forma di drago, ispirato a un braccialetto indossato da Kassis, e spediti al porto siriano di Latakia in un container apparentemente carico di banane.
Kassis era ambizioso. Mirava a espandere le sue operazioni in America Latina, seguendo l’esempio di Monzer al-Kassar, noto trafficante d’armi siriano arrestato nel 2008 durante un’operazione statunitense mentre cercava di vendere armi ai ribelli delle FARC, un’organizzazione guerrigliera colombiana di ispirazione marxista-leninista che per decenni ha condotto una guerra contro lo Stato, finanziandosi con traffico di droga, rapimenti ed estorsioni. Nei mesi successivi, la Dea ha convertito oltre 600.000 dollari in criptovalute e li ha trasferiti in contanti in quattro tranche tra Tangeri, in Marocco, e Accra, in Ghana, per pagare capitani e piloti coinvolti nel trasporto di droga e armi.
Nel dicembre 2024, dopo la caduta del governo Assad, Kassis temeva di perdere l’accesso alle scorte di armi. Secondo la testimonianza dell’agente Selma, avrebbe detto ai suoi contatti colombiani: “Non sono scappato. Ho tutti gli strumenti e le quantità di cui avete bisogno”. Per verificare le armi, la DEA ha organizzato per Kassis un incontro in Kenya con un colombiano che si spacciava per rappresentante dell’ELN. Poche ore dopo il suo arrivo, Kassis è stato arrestato.
Il criminale era inoltre coinvolto nel traffico di cocaina e altre sostanze stupefacenti per conto di Hezbollah e gestiva un laboratorio situato in Papua Nuova Guinea per la produzione di sostanze stupefacenti, in particolare il Captagon, noto come “droga del combattente”, utilizzato dai miliziani dell’ISIS per ridurre la fatica fisica e sopprimere la paura. La sostanza è conosciuta anche con il nome in arabo Abu Hilalain, “Padre delle due Lune crescenti”, per via delle due “C” impresse sui lati delle pastiglie, ed è stata impiegata anche da gruppi terroristici palestinesi durante la strage del 7 ottobre.
Affari di famiglia. Arrestato per droga il cugino di al-Assad