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Abba Kovner

Setteottobre

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Abba Kovner

Chi era

Abba Kovner è stato una delle figure più radicali, irregolari e disturbanti della storia ebraica del Novecento. Nato nel 1918 a Sebastopoli e cresciuto a Vilna, morto in Israele nel 1987, fu partigiano, combattente, poeta e testimone della distruzione europea.

Vilna e la scelta della lotta

Kovner è tra i primi a comprendere che la persecuzione nazista non è episodica ma totale. Nel ghetto di Vilna lancia uno degli appelli più celebri della Resistenza ebraica: non farsi condurre come pecore al macello. È una rottura mentale prima ancora che politica: l’idea che resistere, anche senza speranza, sia già una forma di dignità.

La resistenza armata

Partecipa alla resistenza del ghetto e poi alla lotta partigiana nelle foreste. Per Kovner la questione non è la probabilità di vincere, ma la necessità di non accettare passivamente l’annientamento. La sua è una visione tragica, non eroica.

Dopo la Shoah: la vendetta

Nel dopoguerra Kovner è tra i fondatori del gruppo Nakam, che progetta una vendetta su larga scala contro i tedeschi. L’idea è colpire civili tedeschi come risposta allo sterminio degli ebrei. Il piano fallisce. Resta uno degli episodi più inquietanti e controversi della storia ebraica post-Shoah.

Una ferita aperta

La vendetta, per Kovner, non è follia né sadismo, ma la conseguenza di un mondo morale distrutto. La Shoah, nella sua visione, ha spezzato le categorie tradizionali di colpa, giustizia e proporzione. Non chiede assoluzioni, non cerca consenso.

Israele e la poesia

In Israele Kovner combatte nel 1948 e poi diventa un poeta centrale della letteratura ebraica moderna. La sua scrittura è oscura, spezzata, priva di consolazione. Non offre redenzione, ma memoria viva e inquieta.

Perché conta

Abba Kovner è una figura scomoda perché obbliga a guardare ciò che viene dopo la catastrofe, non solo durante. Incarnare la resistenza significa anche confrontarsi con l’odio, la rabbia, la perdita di misura.


Abba Kovner